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Assegno di divorzio (o assegno divorzile): cosa sapere

29.11.2024 
 - admin

Indice dei contenuti

Introduzione

L’assegno di mantenimento (in sede di separazione) e quello divorzile (o di divorzio) sono due emolumenti economici diversi che, spesso, vengono confusi tra loro. In realtà, si applicano in diverse circostanze legali.

Facciamo chiarezza.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: la differenza

L’assegno di mantenimento viene definito in seno alla separazione (consensuale o giudiziale) per assicurare al coniuge col reddito minore lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio. Il giudice definisce l’importo in base al singolo caso e a molteplici fattori, fra cui il reddito di ciascun coniuge.

L’assegno divorzile, stabilito in senso alla procedura di divorzio (congiunto o giudiziale), ha la funzione di garantire autonomia e indipendenza economica del coniuge col reddito minore tra i due, ma non lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

Ed infatti, dal 2018 con sentenza a Sezione Unite la Cassazione ha stabilito che l’assegno divorzile non è più dovuto per ricostituire il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ma ha funzione equilibratrice del reddito dei coniugi e mira a garantire giustizia e equità tra gli  coniugi. Dunque, attraverso l'assegno di mantenimento, si cerca di compensare il coniuge che si trova in una situazione di svantaggio economico ( Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 18287 del 2018, Cassazione Civile, Sez. I, 8 luglio 2024, n. 18506).

Quali fattori vengono tenuti in considerazione per determinare l’assegno di divorzio?

  • Contributo dato alla famiglia: si valuta il contributo del coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio familiare  e di quello personale di ciascun coniuge, nonché  alla cura dei figli. L’assegno divorzile, infatti, “deve essere adeguato anche a compensare il coniuge economicamente più debole del sacrificio sopportato per aver rinunciato a realistiche occasioni professionali e reddituali, che il coniuge richiedente l’assegno ha l’onere di dimostrare nel giudizio” (Cass. Civ. 3 dicembre 2021, n. 38362).
  • Durata del matrimonio: La durata del matrimonio può influenzare l’importo dell'assegno di divorzio, soprattutto se di lunga data.
  • Capacità lavorative: Si tiene conto delle capacità lavorative di entrambi i coniugi e delle loro prospettive future.

Cosa si intende per capacità lavorative?

  • Titolo di studio: Il livello di istruzione conseguito influisce sulla possibilità di trovare un lavoro ben remunerato.
  • Esperienza lavorativa: L'esperienza pregressa in un determinato settore può facilitare il reinserimento nel mondo del lavoro.
  • Competenze professionali: Le competenze specifiche acquisite durante la vita lavorativa
  • Stato di salute: Problemi di salute che limitano la capacità lavorativa possono giustificare un assegno di maggiore entità o durata.
  • Età: L'età può influenzare le possibilità di trovare un nuovo lavoro, soprattutto in presenza di una lunga assenza dal mercato del lavoro.
  • Prospettive occupazionali: Si valutano le prospettive future di trovare un lavoro stabile e ben remunerato.

Come tali fattori influenzano l'importo dell'assegno di divorzio?

Coniuge con elevate capacità lavorative: Se un coniuge ha elevate capacità lavorative e buone prospettive di reinserimento, l'importo dell'assegno potrebbe essere inferiore o di durata più breve.

  • Coniuge con scarse capacità lavorative: Se un coniuge ha difficoltà a trovare lavoro a causa di mancanza di qualifiche, età avanzata o disabilità, l'importo dell'assegno potrebbe essere maggiore e di durata più lunga.
  • Coniuge che ha sacrificato la carriera: Se un coniuge ha rinunciato alla propria carriera per dedicarsi alla famiglia, questo sacrificio verrà valutato dal giudice e potrà influenzare l'importo dell'assegno.

Un esempio pratico:

Caia e Tizio si separano dopo 20 anni di matrimonio. Caia si è dedicata principalmente alla cura dei figli e della casa, rinunciando a una carriera professionale. Tizio, invece, ha una carriera stabile e ben remunerata. In questo caso, Caia avrà maggiori probabilità di ottenere un assegno di mantenimento, poiché ha sacrificato la propria carriera per la famiglia e ha maggiori difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro.

L’importo dell’assegno di divorzio può essere modificato?

L'assegno di divorzio, una volta stabilito dal giudice, non è un valore immutabile nel tempo e può sempre essere modificato qualora ricorrano i presupposti. Le circostanze economiche delle persone cambiano, e di conseguenza può essere necessario rivedere l'importo dell'assegno.

Vediamo quando:

  • Si verificano significativi miglioramenti nelle condizioni economiche del coniuge obbligato al pagamento: Ad esempio, un aumento sostanziale dello stipendi o una promozione.
  • Si aggravano le condizioni economiche del coniuge beneficiario: Ad esempio, una perdita del lavoro, una malattia che impedisce di lavorare, un aumento delle spese mediche.

Come si procede per la modifica dell'assegno di divorzio?

Per chiedere la modifica dell'assegno di divorzio, è necessario presentare una specifica istanza (cd. Ricorso per la modifica delle condizioni di divorzio) avanti il Tribunale territorialmente competente.

La richiesta dovrà essere motivata e supportata da idonea documentazione, come buste paga, certificazioni mediche, dichiarazioni dei redditi, estratti conto correnti ecc.

Quando non si ha diritto all’assegno divorzile?

  • Autosufficienza economica: Se il coniuge richiedente ha un reddito sufficiente per mantenersi o adeguate capacità lavorative, l'assegno potrebbe non essere concesso
  • Nuova unione: In caso di nuove nozze o di una convivenza stabile, il diritto all'assegno cessa. 
  • Addebito: Se la separazione viene addebitato a un coniuge, questo potrebbe perdere il diritto all'assegno. L’addebito della separazione ricorre ogni qual volta il Tribunale abbia riconosciuto che il comportamento di quel coniuge ha costituito una grave violazione dei doveri coniugali, rendendo intollerabile la prosecuzione della vita in comune. Questa valutazione può incidere negativamente sul diritto al mantenimento sia in sede di separazione sia in sede di divorzio.

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